martedì 20 maggio 2025

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domenica 16 febbraio 2025

#pianisti 887 - SCARAMUZZA Vincenzo (1885 - 1968)

 

Vincenzo Francesco Scaramuzza
 (castiglianizzato in Vicente Francisco Scaramuzza; Crotone, 19 giugno 1885 – Buenos Aires, 24 marzo 1968) è stato un pianista, compositore e insegnante italiano naturalizzato argentino. Avviato allo studio del pianoforte dal padre Francesco, Vincenzo rivelò notevoli qualità artistiche, che gli permisero di esibirsi pubblicamente sin dall'età di sei anni Nel 1897, all'età di 12 anni, fu ammesso al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, nella classe di Florestano Rossomandi.
Ben presto si distinse negli studi e nel 1898 gli venne assegnata una Borsa di Studio che gli permise di sgravare notevolmente la famiglia dalle spese che affrontava per permettergli di studiare a Napoli. Si diplomò nel 1905, a 20 anni. Già prima del diploma, intraprese l'attività concertistica che lo portò a farsi conoscere in molte città italiane, riscuotendo sempre notevoli successi.
Tra i suoi maggiori estimatori si annovera senz'altro Giuseppe Martucci, compositore e Direttore del Conservatorio di Napoli dal 1902. Tra Scaramuzza e Martucci si instaurò una stima e una amicizia profonde che durarono tutta la vita. Nel Dicembre del 1906 Scaramuzza vinse il concorso a cattedra per l'insegnamento in Conservatorio, piazzandosi al 2º posto (lo precedette Attilio Brugnoli per anzianità e perché vincitore del Premio Rubinstein di Parigi per la Composizione). A Scaramuzza venne assegnata la cattedra di pianoforte complementare presso il Conservatorio di Napoli, ruolo che ricoprì a partire dal 1º febbraio del 1907; l'8 aprile dello stesso anno, il giovane Scaramuzza salpò per l'Argentina: firmò un contratto di insegnamento per 4-5 anni con una succursale del Conservatorio Santa Cecilia.
Terminato il periodo di tempo che lo teneva legato alla succursale del S. Cecilia, nel 1912 fondò l'Accedemia di Musica "Vincenzo Scaramuzza" che, in breve tempo, acquisì fama internazionale: il metodo e la tecnica elaborati da Scaramuzza formarono pianisti di fama mondiale come Martha Argerich, Bruno Leonardo Gelber, Fausto Zadra, Francisco Amicarelli, Carmen Scalcione, Raul Spivak, Carlo Zecchi, Carmen Piazzini, Emilio Rabaglino (pianista e direttore d'orchestra), Rolando Nicolosi e moltissimi altri. Fu anche insegnante del rinomato pianista di tango Horacio Salgán.
A Buenos Aires affiancò l'insegnamento all'attività concertistica, che si protrasse regolarmente fino al 1919 (si esibì in America e in Europa), per poi interrompersi definitivamente nel 1923. Pare che l'interruzione sia dovuta al cosiddetto trac da palcoscenico, che con l'avanzare degli anni gli divenne sempre più penoso. Nel 1920 sposò una ex-allieva, Sara Bagnati, da cui ebbe quattro figli: due morirono in giovane età, la figlia Conchita (anch'essa insegnante nella scuola del padre) scomparve prematuramente a vent'anni; il figlio Riccardo, medico, pur avendo studiato con suo padre, non intraprese l'attività musicale.
Scaramuzza, sofferente di asma, si spense nella sua casa in Avenida Rivadavia a Buenos Aires il 24 marzo del 1968, lasciando al mondo una ricchissima eredità pianistica, costituita da celebri e acclamati allievi, e alcune composizioni musicali: delle Mazurche giovanili, un'opera (La bella addormentata nel bosco), un Minuetto per orchestra (1916), e l'Aparicion del Espectro, poema sinfonico vocale sull'Amleto di Shakespeare.
Scaramuzza non lasciò traccia del suo metodo di insegnamento in specifiche opere didattiche, ma una sua studentessa, Maria Rosa Oubiña de Castro, riuscì a farne una ricostruzione sulla base di note e appunti da lui scritti nel corso della sua vita: ne trasse un libro, "Enseñanzas de un gran maestro: Vicente Scaramuzza", pubblicato nel 1973 da Ossorio.
Caratteristica distintiva del metodo di Scaramuzza fu l'eliminazione dei classici esercizi tecnici e degli studi per il meccanismo. Come hanno più volte dichiarato i suoi allievi, con Scaramuzza la tecnica pianistica veniva affrontata direttamente sulle opere. I quaderni degli allievi erano spesso usati dal maestro per fare dei disegni di anatomia, e inoltre spiegava concetti musicali con immagini vive, adatte anche ai bambini; racconta Martha Argerich che spiegava che le mani sono come dei polpi, le dita i tentacoli e i polpastrelli delle ventose, oppure per spiegare il peso faceva immaginare una zattera sull'acqua.
Scaramuzza elaborò una tecnica pianistica diversa da quelle che si diffondevano nella sua epoca, e che stabilì con estrema razionalità il corretto uso della mano, del braccio e di tutto l'apparato anatomico utilizzato dal pianista, chiarendo altresì in che modo e in quale misura si debba fare ricorso al "peso" del braccio nel corso dell'esecuzione. In un'intervista realizzata a Roma nel 1989, Martha Argerich dichiarò che “tutte le difficoltà che per un giovane pianista sono dei veri problemi, alla scuola di Scaramuzza si superavano con naturalezza. Il Maestro conosceva molto bene tutti i segreti del pianoforte”.
Le capacità artistiche e didattiche di Scaramuzza incontrarono l'ammirazione costante di numerosi artisti, tra cui Arthur Rubinstein, Claudio Arrau e altri.


sabato 15 febbraio 2025

#pianisti 886 - PINNA Riccardo ( ? - viv.)

 

Riccardo Pinna nasce a Sassari in una famiglia di musicisti e comincia a dedicarsi allo studio del pianoforte sin dall’età di sei anni sotto la guida di Roberto Neri. A otto anni viene ammesso al Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” della sua città, dove prosegue lo studio del pianoforte con Giovanni Baffero. Nell’aprile 2004, a dieci anni, vince il 1° Concorso regionale “Prime Note... Sulle orme di Mozart” eseguendo il Concerto in La maggiore per pianoforte e orchestra K. 414 di Mozart che ha interpretato, successivamente, con l’Orchestra del Conservatorio diretta da Aurelio Canonici nella Sala “Sassu” dello stesso conservatorio. Ha proseguito gli studi sotto la guida di Andrea Ivaldi, Mariano Meloni e Leonardo Nicassio. Nel 2019 si diploma, con il massimo dei voti e la lode, al Conservatorio di Sassari presentando una tesi sul compositore e pianista catalano Federico Mompou. Nel 2022 consegue la laurea specialistica di Maestro collaboratore, col massimo dei voti, lode e menzione, al Conservatorio di Musica “Niccolò Paganini” di Genova, discutendo una tesi sui dialetti e sulle lingue minoritarie nell’opera e nella musica vocale da camera italiana. Ha seguito diversi corsi di perfezionamento pianistico, direzione corale e prassi operistica con noti maestri tra cui: Norma Fisher, Bruno Canino, Yuri Didenko, Alessandro Corbelli, Franca Floris. Attualmente è maestro collaboratore di sala per la preparazione dell’attività musicale del Coro del Teatro Lirico di Cagliari ed assistente del maestro del coro Giovanni Andreoli. In ambito operistico ha collaborato con diversi teatri di tradizione in Italia, quali Coccia di Novara, Opera Giocosa di Savona, Rendano di Cosenza, in qualità di maestro collaboratore di sala, palcoscenico, luci e maestro di coro, lavorando con noti Direttori d’orchestra come: Stefano Ranzani, Antonello Allemandi, Giuseppe Finzi, Andrea Sanguineti, Vittorio Parisi, Francesco Di Mauro. È pianista accompagnatore di diverse masterclass di cantanti come Gabriella Ravazzi, Ivanna Speranza, Fabio Armiliato e Marco Camastra e, dal 2021, è fra i maestri collaboratori degli stage internazionali di “Spazio Musica Orvieto - Opere e Concerti” al Teatro Mancinelli di Orvieto sotto la direzione artistica di Gabriella Ravazzi. Dal 2017 fa parte del Trio Lirico “Lieto In…Canto”, insieme al soprano Rita Cugusi ed al tenore Claudio Deledda. Svolge intensa attività concertistica musicale sia in Italia che all’estero (Cina, Perù, Catalogna e Francia), sia da solo che con diversi artisti nazionali e internazionali (Franca Masu, Rosa Zaragoza, Mireia Vives, Borja Penalba, Montse Castellà, Il Volo, Yasmin Bradi, Daniele Di Bonaventura, Gabriele Mirabassi, Paolo Zicconi, Marcello Peghin, Giulio Francesconi, Gino Zambelli, Ignazio Chessa, Orchestra e Coro Filarmonico della Sardegna, Accademia Vocale di Genova), in diversi festival e rassegne (Festival “Barnasants”, “Time to Jazz”per Time in Jazz, “Il Volo. Notte Magica Tour”, “Musica sulle Bocche Fringe International Jazz Festival”, “Franco Oppo 80. 1”, Festival “Isola delle Storie di Gavoi”). Il suo repertorio varia dalla musica classica e antica a quella moderna, popolare e contemporanea.

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venerdì 14 febbraio 2025

#pianisti 885 - ALLISON Mose (1927 - 2016)

 

Mose John Allison (Tippo, 11 novembre 1927 – Hilton Head, 15 novembre 2016) è stato un pianista e cantante statunitense, di musica jazz e blues.Nato in Mississippi, si trasferì a New York nel 1956 per iniziare la sua carriera nel mondo del jazz. Si esibì con Stan Getz, Gerry Mulligan, Al Cohn, Zoot Sims, Phil Woods, mentre nel 1957 pubblicò il suo primo album discografico. Il suo pezzo più famoso è Parchman Farm, ma lasciò ai posteri un incredibile catalogo musicale di oltre 150 brani, archivio a cui hanno attinto gruppi come gli Who, le Bangles, i Clash e personaggi come Elvis Costello e Van Morrison.
Laureato in arte e filosofia servì l'esercito per due anni. Nel 1958, a trent'anni, formò un trio insieme a Addison Farmer e Nick Stabulas. La rivista Jet pensava fosse nero, perché cantava blues. Dal 2006 Allison è nella Long Island Music Hall of Fame, e nel 2013 gli venne conferita la più alta onorificenza nel mondo del jazz dal National Endowment for the Arts con una cerimonia ufficiale al Lincol Center. "Quello che posso dire è che ha saputo come costruire la sua felicità" ebbe a dire la moglie.
Mose Allison morì a quasi novant'anni per cause naturali nella sua casa in South Carolina.

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giovedì 13 febbraio 2025

#pianisti 884 - ARGERICH Martha (1941 - viv.)

 

María Martha Argerich (Buenos Aires, 5 giugno 1941) è una pianista argentina naturalizzata svizzera.
È considerata «una delle più autorevoli interpreti della sua epoca, dotata, oltre che di possibilità tecniche fuori del comune, di grandi qualità evocative e di ricerca timbrica, e capace al tempo stesso di segnare le proprie interpretazioni con viva spontaneità».
Martha Argerich iniziò gli studi con la madre, insegnante di pianoforte, e dai cinque ai quindici anni si formò con il pianista crotonese di scuola napoletana Vincenzo Scaramuzza, valente didatta che le insegnò col suo personale metodo, il quale prevedeva di affrontare i problemi tecnici incontrati nella musica suonata, senza esercizi di tecnica. Ha debuttato in concerto all'età di otto anni. Trasferitasi in Europa con la famiglia nel 1955, studiò in Austria con Friedrich Gulda. Frequentò inoltre i corsi di perfezionamento di Arturo Benedetti Michelangeli ad Arezzo e Moncalieri, nel 1960; col Maestro in realtà fece solo quattro lezioni. Benedetti Michelangeli, al quale, in occasione del debutto a New York della pianista, fu fatto notare come il tempo dedicatole fosse esiguo, rispose d’averle insegnato «la musica del silenzio».
Nel 1957, a soli 16 anni e nel giro di poche settimane, vinse due importanti premi - il concorso Ferruccio Busoni di Bolzano e il concorso pianistico di Ginevra - dai quali la sua carriera di pianista ha ricevuto una spinta importante.
Nel 1965 vinse il Concorso Chopin di Varsavia.
Fin dai primi anni della sua carriera ha anche accompagnato altri strumentisti, in sonate o musica da camera.
Ha partecipato a molte giurie in occasione di importanti concorsi, creandosi la reputazione di giudice dal carattere ostinato. Ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di giudice durante il concorso internazionale Frédéric Chopin del 1980 per protesta contro l'eliminazione al secondo turno del pianista croato Ivo Pogorelić.
È stata sposata due volte. Col compositore e direttore d'orchestra Robert Chen fino al 1964, con il quale ha avuto una figlia, Lyda Chen-Argerich, violinista. Tra il 1969 e il 1973 col direttore svizzero Charles Dutoit, padre della seconda figlia, Annie Dutoit, con il quale ha continuato a collaborare sia dal vivo in pubblico sia in registrazioni discografiche. Ha avuto anche una relazione col pianista Stephen Kovacevich, dalla quale è nata la figlia Stephanie Argerich.
Nel 1990 le venne diagnosticato un melanoma maligno, ma, grazie al trattamento, il cancro andò in remissione. Una recidiva nel 1995, con metastasi ai polmoni e linfonodi, richiese un secondo trattamento aggressivo al John Wayne Cancer Institute, con la rimozione di parte di un polmone e l’impiego di un vaccino sperimentale. Il tumore andò nuovamente in remissione e, per gratitudine, la Argerich tenne alla Carnegie Hall un concerto il cui ricavato fu devoluto all'istituto medico.
Venne presentata nel 2013 una pellicola intima sulla sua vita, diretta dalla figlia Stephanie: Bloody Daughter.
La Argerich ha spesso promosso la formazione di giovani pianisti (si ricordino, tra gli altri, Alessandro Mazzamuto, Gabriele Baldocci, Mauricio Vallina, Sergio Tiempo, Polina Leschenko), per mezzo dei suoi festival annuali a Lugano (Progetto Martha Argerich): «Una settimana di ininterrotto bagno di musica per esecutori e pubblico, lasciando carta bianca a una concertista fra le più grandi del nostro tempo. Con un modo di suonare molto particolare, pieno di intuizioni e soluzioni ogni volta originali, che fanno parlare del suo pianismo come di qualcosa di adolescenziale.», Beppu (Giappone) e Buenos Aires, e di compositori emergenti (Giovanni Sollima, George Benjamin).
In virtù dei suoi grandi meriti culturali, il 23 di giugno del 2010 il Municipio di Lugano conferì a Martha Argerich la cittadinanza onoraria.

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