Vincenzo
Francesco Scaramuzza (castiglianizzato in Vicente
Francisco Scaramuzza; Crotone, 19 giugno 1885 – Buenos
Aires, 24 marzo 1968) è stato
un pianista, compositore e insegnante italiano naturalizzato argentino.
Avviato allo studio del pianoforte dal padre Francesco, Vincenzo
rivelò notevoli qualità artistiche, che gli permisero di esibirsi
pubblicamente sin dall'età di sei anni Nel 1897, all'età di
12 anni, fu ammesso al Conservatorio S. Pietro a Majella di
Napoli, nella classe di Florestano Rossomandi.
Ben presto si distinse negli studi e
nel 1898 gli venne assegnata una Borsa di Studio che gli permise di
sgravare notevolmente la famiglia dalle spese che affrontava per
permettergli di studiare a Napoli. Si diplomò nel 1905, a 20 anni.
Già prima del diploma, intraprese l'attività concertistica che lo
portò a farsi conoscere in molte città italiane, riscuotendo sempre
notevoli successi.
Tra i suoi maggiori estimatori si
annovera senz'altro Giuseppe Martucci, compositore e Direttore
del Conservatorio di Napoli dal 1902. Tra Scaramuzza e Martucci si
instaurò una stima e una amicizia profonde che durarono tutta la
vita. Nel Dicembre del 1906 Scaramuzza vinse il concorso a cattedra
per l'insegnamento in Conservatorio, piazzandosi al 2º posto (lo
precedette Attilio Brugnoli per anzianità e perché
vincitore del Premio Rubinstein di Parigi per la Composizione). A
Scaramuzza venne assegnata la cattedra di pianoforte complementare
presso il Conservatorio di Napoli, ruolo che ricoprì a partire dal
1º febbraio del 1907; l'8 aprile dello stesso anno, il giovane
Scaramuzza salpò per l'Argentina: firmò un contratto di
insegnamento per 4-5 anni con una succursale del Conservatorio
Santa Cecilia.
Terminato il periodo di tempo che lo
teneva legato alla succursale del S. Cecilia, nel 1912 fondò
l'Accedemia di Musica "Vincenzo Scaramuzza" che, in
breve tempo, acquisì fama internazionale: il metodo e la tecnica
elaborati da Scaramuzza formarono pianisti di fama mondiale
come Martha Argerich, Bruno Leonardo Gelber, Fausto
Zadra, Francisco Amicarelli, Carmen Scalcione, Raul Spivak, Carlo
Zecchi, Carmen Piazzini, Emilio Rabaglino (pianista e
direttore d'orchestra), Rolando Nicolosi e moltissimi
altri. Fu anche insegnante del rinomato pianista di tango Horacio
Salgán.
A Buenos Aires affiancò l'insegnamento
all'attività concertistica, che si protrasse regolarmente fino al
1919 (si esibì in America e in Europa), per poi interrompersi
definitivamente nel 1923. Pare che l'interruzione sia dovuta al
cosiddetto trac da palcoscenico, che con l'avanzare degli
anni gli divenne sempre più penoso. Nel 1920 sposò una ex-allieva,
Sara Bagnati, da cui ebbe quattro figli: due morirono in giovane età,
la figlia Conchita (anch'essa insegnante nella scuola del padre)
scomparve prematuramente a vent'anni; il figlio Riccardo, medico, pur
avendo studiato con suo padre, non intraprese l'attività musicale.
Scaramuzza, sofferente di asma, si
spense nella sua casa in Avenida Rivadavia a Buenos
Aires il 24 marzo del 1968, lasciando al mondo una
ricchissima eredità pianistica, costituita da celebri e acclamati
allievi, e alcune composizioni musicali: delle Mazurche giovanili,
un'opera (La bella addormentata nel bosco), un Minuetto per
orchestra (1916), e l'Aparicion del Espectro, poema sinfonico vocale
sull'Amleto di Shakespeare.
Scaramuzza non lasciò traccia del suo
metodo di insegnamento in specifiche opere didattiche, ma una sua
studentessa, Maria Rosa Oubiña de Castro, riuscì a farne una
ricostruzione sulla base di note e appunti da lui scritti nel corso
della sua vita: ne trasse un libro, "Enseñanzas de un gran
maestro: Vicente Scaramuzza", pubblicato nel 1973 da
Ossorio.
Caratteristica distintiva del metodo di Scaramuzza fu l'eliminazione
dei classici esercizi tecnici e degli studi per il meccanismo. Come
hanno più volte dichiarato i suoi allievi, con Scaramuzza la tecnica
pianistica veniva affrontata direttamente sulle opere. I
quaderni degli allievi erano spesso usati dal maestro per fare dei
disegni di anatomia, e inoltre spiegava concetti musicali con
immagini vive, adatte anche ai bambini; racconta Martha Argerich che
spiegava che le mani sono come dei polpi, le dita i tentacoli e i
polpastrelli delle ventose, oppure per spiegare il peso faceva
immaginare una zattera sull'acqua.
Scaramuzza
elaborò una tecnica pianistica diversa da quelle che si diffondevano
nella sua epoca, e che stabilì con estrema razionalità il corretto
uso della mano, del braccio e di tutto l'apparato anatomico
utilizzato dal pianista, chiarendo altresì in che modo e in quale
misura si debba fare ricorso al "peso" del braccio nel
corso dell'esecuzione. In un'intervista realizzata a Roma nel 1989,
Martha Argerich dichiarò che “tutte le difficoltà che per un
giovane pianista sono dei veri problemi, alla scuola di Scaramuzza si
superavano con naturalezza. Il Maestro conosceva molto bene tutti i
segreti del pianoforte”.
Le capacità
artistiche e didattiche di Scaramuzza incontrarono l'ammirazione
costante di numerosi artisti, tra cui Arthur Rubinstein, Claudio
Arrau e altri.